L'Emission Trading Scheme è uno degli strumenti della politica dell'Unione europea per la lotta contro il cambiamento climatico ed è uno strumento chiave per ridurre le emissioni di gas serra.
Lanciato nel 2005, l'ETS si basa sul principio "cap and trade". Ciò significa che c'è un "cap", o limite, sulla quantità totale di gas serra che possono essere emessi dagli stabilimenti soggetti ad ETS. Gli impianti devono monitorare e comunicare annualmente le emissioni di GHG (greenhouse gas - gas a effetto serra).
Le aziende ricevono gratuitamente alcune quote di emissione che possono vendere o acquistare da altri in base alle proprie esigenze. Se un'azienda riduce le sue emissioni, può mantenere le quote di riserva per coprire le proprie esigenze future oppure venderle a un'altra azienda a cui mancano quote.
A partire dal 2025 è operativo anche il sistema ETS2, sistema per lo scambio di quote di emissioni relativo ai combustibili e carburanti usati in trasporti stradali, edifici e aziende non comprese in ETS1.
I soggetti regolamentati devono monitorare le emissioni dei combustibili immessi in consumo e comunicarle all'Autorità Nazionale Competente.
Il meccanismo è affiancato dal CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), la "tassa sul carbonio" alle frontiere. Se un'azienda extra-UE vuole vendere cemento o acciaio in Europa, deve pagare un certificato CO2 pari a quello che pagherebbe un produttore europeo.
e3 affianca le aziende nella gestione delle attività inerenti l'ETS e ETS2:
Il servizio è rivolto a tutte le aziende e soggetti rientranti nel campo di applicazione di ETS e ETS2 (direttiva 2003/87/CE).